Quando una coppia inizia a costruirsi iniziano a emergere temi che faranno si che quella relazione si consolidi o si rompa. I quattro motivi principali di discussione in coppia sono i seguenti:

I figli

Moltissime coppie hanno avuto conflitti per questo argomento. Non è certo un argomento da tirar fuori alla prima uscita, ma di certo uno dei primi a dover essere affrontato quando ci rendiamo conto che le cose potrebbero funzionare. Se uno o entrambi hanno le idee chiare al riguardo è bene informare l’altro. A volte può succedere che con il tempo l’altro cambierà idea ma non è sempre così e questo può causare molto dolore.

La fedeltà

Potrebbe sembrare logico ma non lo è. Oggi come oggi, soprattutto con l’avvento dei social, la fedeltà non è vista allo stesso modo da tutti ed è bene conoscere a fondo l’altra persona e capirne la sua idea al riguardo. E’ altresì importante esprimere la nostra opinione al riguardo, per permettere anche all’altra persona di esserne a conoscenza. Per alcuni ad esempio, l’infedeltà è qualcosa di puramente fisico- sessuale, per altri lo è chattare, per altri ancora loè guardare film pornografici o partecipare a addii al celibato/nubilato. Non esiste una regola precisa, la regola è quella che per voi è condivisa.

I soldi

Tutte le relazioni lunghe passano momenti di benessere economico a momenti di ristrettezze, dove occorre risparmiare e stringere i denti. Molte coppie si separano in questa fase. Essere avari o avere eccessive spese personali non comprese dall’altro, possono portare a discussioni dannose per la relazione fino a causarne la rottura.

La famiglia di origine

Questo non è un tema, questo è il tema. Più o meno ci riguarda tutti. La famiglia di origine causa spesso discussioni nella coppia. Ognuno di noi proviene da un sistema familiare diverso e il matrimonio o la convivenza fanno si che i due sistemi si scontrino. Per questo motivo è bene chiarire da subito l’idea che si ha in merito al posto e ruolo che pensiamo debbano avere i componenti delle famiglie.

Dalila Azzurra Giordano

Quando ti sposi con una persona lo fai perché ti senti parte di una squadra.

Vi amate e vedete le cose essenziali nello stesso modo, condividete un progetto in comune, vi capite e vi divertite insieme. Per dirla in un altro modo, guardate nella stessa direzione.

Questo però non è sufficiente.

Ve ne rendete conto alle prime discussioni da sposati e solitamente è sconcertante e doloroso, a volte anche frustrante e arrivate a pensare cose tipo “Ci amavamo di più da fidanzati?” “Perché di colpo tutte queste discussioni?”, “A volte non mi sento nella stessa squadra”.

No panic.

Nei matrimoni la mancanza di lotta per superare le difficoltà si manifesta non solo nelle separazioni, ma anche nel distanziamento e la mancanza di dialogo anche se si vive insieme.

Sono 3 le cose da tenere a mente:

  • L’amore da solo non basta: una relazione necessita di libertà, volontà e cuore per andare avanti. “Ci capiamo con un solo sguardo” può essere vero, ma non è automatico.
  • Superare gli ostacoli insieme: non è qualcosa che si deve accettare con rassegnazione pensando che l’amore consiste nel sopportare l’altra persona con le sue manie.
  • Non essere d’accordo per lottare insieme per qualcosa potrebbe non rompere la coppia di colpo, ma eroderà e raffredderà la relazione con il tempo e questo presuppone pericolo.

Nella vita di coppia ci troviamo di fronte al fatto che a volte occorre prendere decisioni lì dove ognuno farebbe a modo suo. In questi casi la parola chiave è consenso.

Dare il consenso non è cedere, è prendere una decisione insieme, dopo aver ascoltato entrambe le ragioni, pensando al bene di entrambi e non solo al proprio. E una volta presa la decisione, è nostra anche se inizialmente l’idea era di uno o dell’altro. Quando siamo capaci di dare il consenso siamo una squadra.

Lo siamo anche quando impariamo a gestire i conflitti e da uno scontro iniziale, riusciamo a uscirne più uniti. In coppia la responsabilità non è al 50-50, ma di entrambi al 100%.

Che succede quindi se uno dei due non può mettere se stesso tanto come gli piacerebbe in un momento concreto (perché è ammalato, ha problemi di lavoro, sta vivendo un brutto momento…)? Nulla. Nessuno segna in un foglio le ore extra dell’altro. Non vale nemmeno un “oggi io e domani tu”. Non c’è una regola. L’importante è che tutto nasca dall’amore e non dal dovere come una bilancia calcolatrice.

Che succede se l’altra persona non c’è stata come ci aspettavamo? Occorrerà dirglielo. Può darsi che non se ne sia accorta. Occorrerà parlarne senza rimproveri, esponendo come si è vissuta la cosa e cercando insieme di capire come fare la prossima volta, perché nessuno si senta come se l’altro andasse per gli affari suoi.

Notare dove abbiamo sbagliato come squadra è molto interessante in situazioni che si possono ripetere (momenti di tensione dai suoceri, bambini che si ammalano, scelta delle vacanze…). Le prime volte vi può prendere alla sprovvista ma poi non ci sono scuse. Occorre pensare come risolvere le situazioni future che si ripeteranno. Avere un’idea di base è necessario, non sempre è bene improvvisare.

Dalila Azzurra Giordano

 

 

 

Una buona comunicazione basata su rispetto e fiducia è uno degli aspetti fondanti affinché una relazione funzioni. Questo concetto è applicabile a vari tipi di relazione: di coppia, familiari, di amicizia e di lavoro. Molti dei conflitti di coppia si devono a problemi di comunicazione. Quando pensiamo a questi tipi di problemi abbiamo la tendenza a credere che sia perché non parliamo abbastanza; ma in realtà non si tratta di assenza di dialogo. Spesso si tratta di cattiva comunicazione. Quando la comunicazione salta abitualmente è perché nel passato si sono vissute situazioni in cui la comunicazione non è stata efficace, provocando un profondo dolore. Si è appreso che è meglio non comunicare, che farsi carico della sofferenza che provoca una mancanza di accordo o l’incomprensione. Si tratta di una strategia di sopravvivenza, un meccanismo di difesa che ha la funzione di proteggerci.

Gli elementi chiave di una buona comunicazione sono:

Affetto. Nelle relazioni dove si esprimono in modo adeguato i propri sentimenti (positivi e negativi) si sviluppa una buona autostima e assertività e cioè la capacità di esprimere i nostri sentimenti, opinioni e preferenze in modo adeguato; rispettando, al contempo, quelli degli altri. Il risultato sarà una buona educazione affettiva basata sul rispetto e la cura dell’ambiente familiare. Al contrario, nelle relazioni in cui predominano i rimproveri, la paura, il disgusto, la colpa e l’ira, manifestando poco l’affetto, si promuove una bassa autostima, un ritiro e una bassa capacità di gestire i conflitti.

Chiarezza. È necessario che ci sia chiarezza tra ciò che si dice e ciò che si vuole dire, l’ambiguità nella comunicazione o i doppi sensi generano confusione e sfiducia. Immaginiamo di avere un figlio adolescente che ha una festa con i suoi amici e mentre esce gli diciamo “divertiti” e poi aggiungiamo “sai che non dormo finché torni, mi preoccupo molto e poi domani avrò un terribile mal di testa e non riuscirò ad alzarmi”. Con questa modalità otterremo che il ragazzo tornerà presto ma che non si divertirà.

Conflitto. L’interazione in famiglia e tra coppie tollera un certo livello di conflittualità. Tanto l’alto livello di conflittualità quanto l’assenza totale di conflitti non favoriscono una buona relazione. E’ inevitabile che ci siano situazioni in cui non siamo d’accordo e che abbiamo punti di vista diversi, trasmettere in modo adeguato le nostre opinioni e i nostri sentimenti, ci aiuterà a conoscerci meglio e crescere in empatia ed assertività. Una buona pratica è aumentare il senso dell’umorismo, le risate alleviano lo stress, migliorano lo stato d’animo, promuovono la creatività e ci fanno più resilienti. Ridere di noi stessi ci permette di allontanarci dalle nostre emozioni e creare una sensazione di intimità e connessione.

Ascolto attivo. Consiste nell’ascoltare mostrando interesse per ciò che il nostro partner ci vuole dire, parafrasando ciò che ci dicono per assicurarci che stiamo comprendendo bene e chiedendo informazioni riguardo ciò che non capiamo. Allo stesso modo dovremo fare attenzione alle emozioni, a ciò che ci stanno esprimendo al livello affettivo, alle sue necessità in quel momento. Quando una persona si sente ascoltata, compresa e accettata sviluppa fiducia e autostima. Sentirà fiducia e sicurezza in se stessa, si vedrà di valore e meritevole di affetto e rispetto dagli altri.

Dalila Azzurra Giordano

 

Se ti trovi in una situazione di disagio a livello relazionale e hai iniziato a muovere i primi passi nel web per cercare di capire a chi puoi fare la tua richiesta, ti sei sicuramente imbattuta in figure come: counselor, coach, consulente familiare, mediatore familiare, psicologo, psicoterapeuta.. e ti senti un pò confusa.

Con questo articolo vorrei aiutarti a fare chiarezza e dare una definizione per ogni professionista. Partiamo dalla mia professione il Consulente della coppia e della famiglia (o anche detto Consulente Familiare).

Consulente familiare

Questa figura professionale è di tipo socio-educativo e si occupa di risolvere i disagi temporanei del singolo, della coppia o della famiglia. Opera generalmente nei consultori familiari o privatamente. Detto professionista aiuta le persone ad attivare le proprie risorse interne ed esterne per affrontare il momento di crisi. Il suo intervento, dove occorre, può essere integrato da altri specialisti, infatti il CF (consulente familiare) predilige il lavoro in èquipe multiprofessionale. Inoltre, conosce le teorie della personalità delle diverse scuole di pensiero, soprattutto, della psicologia umanistica, le basi della comunicazione interpersonale e i principi della sessuologia, delle scienze dell’educazione, del diritto, della sociologia della famiglia e dell’antropologia culturale. Questa figura si distingue da quella del counselor per la metodologia e la formazione multidisciplinare.

Counselor

Il counselor è una figura professionale che aiuta chi si trova in una condizione di difficoltà e di incertezza e che, attraversando un momento di difficoltà, sente la necessità di chiarificare alcuni aspetti di sé, anche in rapporto all’ambiente che lo circonda. Il percorso di counseling ha una durata breve.

Coach

Il coach, spesso confuso con le suddette professioni, si occupa di migliorare le prestazioni e le competenze in un determinato campo. Stimola il cambiamento a livello culturale, individuale e organizzativo. Aiuta il suo cliente a crescere focalizzandosi sul raggiungendo dell’obiettivo prefissato.

Mediatore familiare

Questa figura professionale si occupa di accompagnare la coppia ad affrontare la separazione nel migliore dei modi. E’ la figura di riferimento che traghetta la coppia da uno stato all’altro. E’ assolutamente utile in quanto aiuta la coppia a riorganizzare le relazioni in vista della separazione o del divorzio.

Psicologo

Lo psicologo è un professionista della relazione di aiuto che si occupa di risolvere i disagi del paziente causati anche da patologie gravi, può fare diagnosi attraverso l’uso di test della personalità e il percorso che si effettua con questa figura è solitamente di lunga durata. Svolge attività di: prevenzione, diagnosi, intervento, promozione della salute, abilitazione- riabilitazione, sostegno e consulenza in ambito psicologico.

Psicoterapeuta

Lo psicoterapeuta è uno psicologo o un medico specializzato in psicoterapia che si occupa della salute mentale di individui, famiglie e gruppi utilizzando tecniche di psicoterapia per ristabilire il benessere psichico dei pazienti. In presenza di una sofferenza psicologica significativa lo psicoterapeuta, identificando la natura della problematica presentata, va a stilare un programma di intervento basato su trattamenti scientificamente validati.

Psichiatra

Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria che interviene sulla patologia diagnosticando e curando l’eventuale disfunzione o scompenso a livello organico. Essendo medico può prescrivere farmaci. A questo medico solitamente ci si rivolge per problematiche quali la depressione, che è uno di quei disagi da trattare farmacologicamente.

Fatta tutta questa carrellata potremmo decisamente dire che il professionista che dovrai scegliere varierà a seconda della natura della tua richiesta. Qualora ci fossero problematiche diverse, sarà il professionista stesso a rimandarti al collega di competenza.

A questo punto, non ti resta che chiamare per un colloquio conoscitivo!

A presto,

Dalila Azzurra Giordano